LO SPECCHIO NON GUARDA NARCISO

L'artista, il suo occhio, la sua attenzione sono sempre rivolti al soggetto da ritrarre, una carezza una luce, un tratto che delineano e delimitano il soggetto rappresentato, esaltandolo.

A lavoro finito rimane sempre l'immagine del volto ritratto, l'immagine di ciò che vediamo. E' in fondo ciò che ci aspettiamo: io, fruitore, mi pongo d'innanzi all'immagine per vedere ciò che vede l'autore. Ed è ciò che si aspetta anche il modello: a lavoro finito mi guardo nello specchio trasfigurato dalle onde del pensiero e della mano dell'autore. Narciso si espone sulle acque del lago per vedere la bellezza del suo volto riflesso. Ma, però sapere di questo fatto bisogna che ci sia stato qualcuno a vedere; chi vide Narciso? chi racconta la storia? chi dipinge, chi fotografa, chi riprende?

Lo specchio d'acqua adesso si ribella e si rifiuta di restituire l'immagine del mero soggetto, ma vuole andare oltre. Lo specchio diviene agente indagatore, diviene autore e ci mostra chi, nell'ombra, osserva e registra. Lo specchio artista ci rivela l'immagine dell'artista che riprende Narciso.

Così nelle immagini della serie fotografica “Lo specchio non guarda Narciso” è l'immagine dell'autore che viene messa a fuoco. Lo specchio d'acqua mette a fuoco l'altrove.

Slitta così l'attenzione dal soggetto al rappresentante che diviene così soggetto della rappresentazione.

Così umiliato, Narciso è però salvo. Non più centrale viene messo nella condizione di riflettere su sé stesso come ente e non solo come immagine attraente. Il carico egotistico viene ora spartito tra modello e e ritraente. In piano focale ora è l'autore solitamente invisibile. Ecco allora che l'arte, ancora una volta, rende visibile l'invisibile, ri-velandolo.