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Battuta o Poesia?

Dopo uno stimolante dialogo con Alessandro Bergonzoni, il quale sostiene che la sua battuta sul cane che rotola dalle scale sia solo una battuta, su cosa sia poesia e cosa no, ho iniziato a riflettere sulle possibilità poetiche di tale battuta.

Pensando così alle cose che Bergonzoni mi aveva detto sulla sua trovata, ritenendola solo una botta di spirito, ho cominciato a elaborare la possibilità di tradurla in poesia.
Mi concentro così sulla battuta ripetuta del cane che rotolando dalle scale batte e ribatte il suo concetto eroico di essere rin, ma anche tin, anzi soprattutto tin, tanto da ribatterlo. Rin tin e ancora tin.
Penso che, se la poesia è musica, ritmo, misura, metrica, allora, la sua apparente battuta si puote metter in forma di poesia.
Daltronde fu onorata poesia quella del Palazzeschi che suona così:

Aaaaa!
Eeeee!
Iiiii!
Ooooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!

(Aldo Palazzeschi, "Lasciatemi divertire”)

Ora, se questa è una poesia, lo è ancora di più l'opera intitolata "Rumore di cane che rotola dalle scale"
Un'opera che ha molteplici possibilità compositive et musicali.
Nel primo caso, che andiamo ad esaminare, l'opera raggiunge l'essenzialità del numinoso, attraverso una forma ( e non dimentichiamo che la forma è contenuto) monacale. Infatti se la strofa di due versi è detta distico, la strofa di un sol verso potrebbe esser detta monastico. Tanto più che Dio è uno e trino, l'opera è uno nel verso e tre nel trisillabo che lo compone:

Rintintin

Il verso c'è, il significato c'è, il senso è doppio e la musicalità è presente, infatti trattasi, musicalmente perlando di una "battuta", misura, tempo di 3/4: un walzer. Un due tre, Un due tre, Rin tin tin, Rin tin tin

Ma, possiamo scomporre il verso-parola-rumore in tre e avere così una terzina monosillabica in rima limonata:
Rin
Tin
Tin

Il tempo, questo caso è un 2/4; diviso per metà (1/4) in tono e l'altra metà in pausa. Il cane sta evidentemente cadendo più lentamente, forse perché i gradini di questa nuova scala sono più alti.

Ma, ancora possiamo produrre tre strofe di un verso l'una: tre monastici:
Rin
Tin
Tin

Otteniamo così una musicalità solenne, ieratica, quasi cerimoniale: un 4/4. 2/4 son di battuta (suono) e 2/4 di pausa (silenzio) che corrisponde allo spazio tra un verso e l'altro. Siamo nell'ambito della metafisica della caduta. Il cane è forse morto e, ora, nel paradiso dei cani, continua a fare ciò che sapeva fare meglio, cadendo da una nuvoletta all'altra fino alla sua nuova reincanazione.
L'effetto nei tre casi diversi, è altrettanto diverso. La battuta umoristica è così diventata, prima una poesia umoristica, e nel trattar della cosa, un piccolo saggio umoristico.

Inoltre, sappiamo che per la filosofia taoista il concetto di Rin, che si contrappone al maschile Ran, è prettamente negativo che introduce agli aspetti più bassi e dolorosi dell'esistenza, a quelli oscuri e lunari, a quelli inferi legati alla discesa, alla caduta. I tre versi di Bergonzoni sono intrisi di tutta l'essenza del mondo polare orientale racchiuso nel concetto di Rin. Tin è la trasformazione verso la polarità Ran. Però il cane dell'opera si trova all'interno di un quadro di Escher e la trasformazione è così rimandata a tempo indeterminato, ce lo dice la ripetizione del concetto di Tin.

E dunque ecco a voi, di Alessandro Bergonzoni (testi) e Alimberto Torri (musiche):

RUMORE DI CANE CHE ROTOLA DALLE SCALE (del paradiso)
Rin
Tin
Tin